L’approccio nutrizionale nella sindrome del colon irritabile è di fondamentale importanza.

La sindrome del colon irritabile (IBS) è una malattia cronica che colpisce il tratto gastro-intestinale. E’ molto più frequente nelle donne e nell’adolescenza e può manifestarsi con differenti disturbi.

Vi sono diversi sottotipi, che includono:

  • stitichezza predominante;

  • diarrea predominante;

  • irregolarità (alternanza di diarrea e stitichezza).

Tra le anormalità pato-fisiologiche che sono state descritte associate all’IBS vi è l’ipersensibilità viscerale, una motilità gastrointestinale anormale, frequenti infezioni e infiammazione gastrointestinali e manifestazioni psicosociali.

L’equilibrio del microbiota intestinale ha un ruolo cruciale in questa sindrome. Infatti, un cambiamento nella composizione del microbiota ne influenza la capacità fermentativa, la permeabilità della mucosa e l’infiammazione della stessa.

Ci sono diversi disturbi organici che possono mimare gli effetti della sindrome del colon irritabile, tra cui la celiachia, il cancro colon-rettale e morbo di Crohn. Prima di diagnosticare un’effettiva sindrome del colon irritabile è necessario escludere con test analitici l’esistenza di una di queste patologie. Infatti, la diagnosi della sindrome del colon irritabile è una “diagnosi per esclusione”, che viene elaborata solo in seguito all’esclusione di tutte le patologie sovracitate.

Gli approcci terapeutici più comuni utilizzati per la sindrome del colon irritabile partono da interventi di tipo nutrizionale, ma possono includere anche interventi farmacologici per influire sulla motilità intestinale, sull’ipersensibilità viscerale e talvolta anche sull’ansia e sulle condizioni psicologiche.

L’approccio nutrizionale nella sindrome del colon irritabile è di fondamentale importanza. Spesso questi sintomi sono dovuti all’intolleranza ad un determinato alimento, quindi bisogna porre particolare attenzione ad alimenti che già di per sè possono causare infiammazione intestinale o sensibilizzazione ( tra cui il grano, i latticini, il caffè, alcuni tipi di verdura, etc..).

Circa l’84% dei pazienti riporta che i propri sintomi si verificano in seguito all’assunzione di un determinato alimento. In altri casi non è così semplice identificare gli “alimenti incriminati” e bisogna quindi impostare diete cicliche finalizzate all’identificazione degli stessi.

Se non si trovasse un’intolleranza ad un particolare alimento, l’approccio nutrizionale che risulta essere più efficiente in pazienti affetti da IBS è la dieta “Low Fodmap”. “Fodmap” è un acronimo per “Oligo-, Di-, e Monosaccaridi Fermentabili e Polioli”.

La famiglia dei Fodmap è composta dai carboidrati a corta catena che sono scarsamente assorbiti dall’intestino; essi sono contenuti in un ampio numero di alimenti e la loro assunzione può influenzare i sintomi dell’intestino irritabile e altre funzioni gastrointestinali, infatti agiscono come molecole osmoticamente attive all’interno del lume intestinale. Inoltre il microbiota intestinale ne induce una rapida fermentazione con la produzione di idrogeno e metano. Questi gas aumentano la tensione intestinale e agiscono sulla parete dell’intestino causando gorgorismi e dolori intestinali. Oltre a ciò, possono incrementare la permeabilità intestinale scatenando una risposta infiammatoria.

Questa dieta è stata sviluppata dalla Monash University in Melbourne nel 2008 ed in seguito sono stati eseguiti diversi studi controllati su pazienti affetti da IBS in cui è stata dimostrata l’efficacia nel ridurre i sintomi. Circa il 70% dei pazienti affermava di aver provato benefici per quanto concerne il gonfiore, i dolori addominali e le scariche diarroiche. Dove si trovano i FODMAP? Si possono trovare in alcuni tipi di frutta e verdura, nel frumento ed in alcuni latticini. Nella dieta low FODMAP si ritrovano 3 diverse fasi:

  • la fase di eliminazione per 8 settimane
  • reintroduzione graduale
  • l’autogestione del paziente

E’ una dieta molto rigida che dev’essere seguita sotto stretta supervisione del nutrizionista.

Un altro consiglio nutrizionale per chi soffre di sindrome del colon irritabile è quello di eliminare il glutine. Infatti, in molti pazienti, l’eliminazione del glutine induce un miglioramento della situazione clinica e della permeabilità intestinale.

Un terzo e ultimo agente naturale che può aiutare chi è affetto da IBS, in particolare con costipazione, è la fibra. La raccomandazione è di includere un supplemento di fibra, in particolar modo fibra solubile (PSYLLIUM).

In ogni caso un corretto apporto di nutrienti è necessario. Quindi si consiglia vivamente il supporto di un nutrizionista o di un medico al fine di valutare le esigenze nutrizionali del paziente e di identificare gli alimenti che risultano dannosi.